Val Pusteria portami via

È arrivato il momento di lasciare questo posto, di tornare a lavorare duramente (sono tornata full time in un ospedale vicino a casa, ma il tempo pieno e i turni che non facevo da 5 anni si sono fatti sentire come un tir schiantato dritto in faccia)…

Quest’anno vacanze un po’ sfasati con i turni e quindi oggi lascio Pietro, Bernardo e Valentino in montagna mentre io faccio ritorno a casa in treno, decisamente NON pronta ad affrontare caldo, solitudine e rientro al lavoro.

È stata una vacanza meravigliosa però.

Ho tolto tutte le notifiche dal telefono, tenuto il silenzioso come sempre, avvisato tutte la varie chat che volevo staccare e disinstallato Instagram.

Certo… rimaniamo digitali e quindi abbiamo sempre bisogno di fare foto con sto cavolo di coso in mano…

Per la prossima vacanza ho deciso che compro una macchina fotografica e imparo a selezionare l’essenziale. Sono passi di consapevolezza che si compiono pian piano per questa complicata disintossicazione da questi cosi infernali… viviamo con sto coso in mano sempre continuamente… mi guardo intorno e vedo tanti zombie con gli occhi fissi su sti schermi che suonano sempre e così lontani e distratti…

È stato un tempo lento, immersi nella natura e nella bellezza.

La prima settimana l’ho passata sola con i bambini e ho imparato:

  • che le spie motore accese in autostrada le possono affrontare anche le donne
  • che so guidare piacevolmente per lungo tempo
  • che una donna sola con due bambini piombata a caso in un’officina piena di uomini tutti sporchi di olio motore può essere trattata con gentilezza
  • che gli audiolibri sono un’ottima soluzione per i viaggi coi ragazzi (grazie Marti!)
  • che Francesco Pannofino legge Harry Potter meravigliosamente e potrei essermi innamorata della sua voce
  • a riconoscere diversi cinguettii di numerosi uccellini e rapaci grazie all’app Merlin Bird ID (il Luì piccolo è diventato ufficialmente il mio tenerino preferito)
  • a distinguere tutti i vari tipi di conifere della montagna in base a fusto, aghi e pigne
  • a scoprire quali animali hanno mangiato quelle pigne in base alla loro forma residua
  • come si produce un olio essenziale
  • che camminare scalzi nella natura fa bene a tutto il corpo e alla mente (sacri santissimi percorso Kneipp, Bergila e Monte Elmo!)

La valle in questione è la Val Pusteria, ormai nostro posto del cuore da circa 7 anni. Il fresco, l’aria e l’acqua di montagna, il verde e l’azzurro sono una terapia disintossicante incredibile.

La vita lenta dei paesi di montagna è per me terribilmente invidiabile tanto che ogni anno che passo di qui entra in me sempre di più il desiderio di trasferirmi.

Ci sto lavorando. I sogni son desideri.

Se vieni in questi posti sei sicuro che troverai case pulitissime e fornitissime, pile di asciugamani stirati e profumati, letti comodissimi e cibo supersonico.

Oltre al lato meramente logistico, che però per gli ossessivi compulsivi per ordine e pulizia è una graaaaaande cosa, qui si trovano mezzi pubblici gratuiti (con il pass fornito dai proprietari delle case), piste ciclabili panoramiche infinite, parchi giochi comunali incredibili con giochi divertentissimi di ogni tipo e per ogni età, parchi naturali e gite in piano e in quota adatte a famiglie, anziani, sportivi, e sedentari!

Insomma qui tutti arrivano stanchi e vanno via rinati e felici ed è proprio il caso di dirlo “Val Pusteria portami via”!

Val Pusteria vista da Tesido
Parco giochi comunale di Monguelfo
Lago di Braies
Percorso a piedi nudi – Monte Elmo
Dobbiaco
Dobbiaco

Nulla è perso, tutto è guadagnato per l’eternità.

Chi mi conosce o ha letto questo blog sa che a giugno 2021 sono stata assegnata, dall’azienda per cui lavoro, ad un Consultorio Familiare…

Quel posto, da qualche anno, era un servizio quasi del tutto abbandonato e quasi inattivo… rimanevano solo l’eroica Assistente Sanitaria, la stoica Assistente Sociale dell’Area Adozione e una Psicologa stacanovista che di lì a poco poi se ne andò…

C’erano mobili accatastati, stanze terribilmente impolverate, silenzi interminabili… L’ostetrica storica della valle era andata in pensione, era stata sostituita da alcuni tentativi velocemente naufragati, poi il lockdown… Arrivavo io, e mi onorava moltissimo prendere il posto di questa collega che tutt’oggi è ancora un nome storico nella valle!

Ho iniziato pulendo, spolverando, spostando i mobili, occupando all’inizio così il tempo non vendo alcuna paziente da assistere.

Ogni tanto passava qualcuna a fare un pap test e solo una puerpera veniva a fare una pesata ogni tanto alla sua bimba di qualche mese…

Una volta sistemato tutto e reso abitabile e accogliente quel luogo per mamme e bambini mi sono dedicata ad avviare i corsi. Pre e post partum.

Tutti online all’inizio per via delle restrizioni.

I pap test, gli screening e i controlli ostetrici postpartum e in allattamento per fortuna erano le occasioni per le donne di venire fisicamente in consultorio.

Ricordo con gioia quando dopo tanti mesi di silenzio la sala d’attesa finalmente si è riempita di vociare di donne in fila per lo screening.

Poi finalmente tutto in presenza! Che emozione il mio primo gruppo in presenza con le mamme di novembre 2022!

Corsi preparto, corsi post partum a tema (allattamento, svezzamento, benessere del bambino 0-1 anno, benessere del pavimento pelvico, sessualità e prevenzione ginecologica, rientro al lavoro, …), corsi di massaggio infantile, e insieme alle mie nuove colleghe, Assistente Sanitaria, Assistente Sociale, Infermiera Professionale e Psicologa, incontri di Nati per Leggere e di Nati per la Musica prima e dopo il parto, incontri di prevenzione degli incidenti domestici, incontri di prevenzione sulle vaccinazioni, incontri informativi sui sostegni economici alla maternità e i documenti essenziali per il riconoscimento del bambino, incontri a sostegno dell’attaccamento materno e della paternità!

Il servizio di Neuropsichiatria Infantile al piano di sopra ci ha chiesto a un certo punto di collaborare e durante quest’anno io insieme all’Assistente Sanitaria e alla cara, dolce e scrupolosa Ginecologa abbiamo creato un percorso di educazione alla sessualità e all’affettività per le ragazze adolescenti in cura al servizio! Era tanto tempo che lo desideravamo!

Quello che sognavo di fare dal 2010, da quando smisi con dolore di lavorare in consultorio (qui la mia storia…), finalmente si è avverato, alla grande, in quel luogo che per tanto tempo ho chiamato casa. Una casa per le mamme. Una casa per i loro bambini. Una casa anche per i papà!

Sono fiera di aver assistito più di 200 mamme prima e dopo il parto, seguendo tutti i loro più di 200 allattamenti al seno e la crescita dei loro bambini (non esagero dicendo che su circa 200 meno di 10 hanno allattato esclusivamente artificialmente i loro bambini)!

Sono fierissima di aver potuto garantire un sostegno il più attento e continuativo possibile a tutte queste donne nel momento più bello e complicato della vita.

Sono piena di gioia al pensiero di quanti bambini sono passati da lì, di quanti passi hanno fatto e hanno fatto fare ai loro genitori (vi ho un mente uno ad uno)!

Sono decisamente immensamente grata e fiera di aver potuto accompagnare e custodire tutte queste famiglie nell’inizio della costruzione delle basi della loro relazione con i loro figli.

E infine sono commossa dai circa 100 papà che sono transitati volontariamente in consultorio durante i corsi o le consulenze. Non è scontato che un uomo si giochi nella relazione col figlio ancor prima che nasca con così grande premura. Li ringrazio infinitamente per questo e per avermi fatto l’onore di essere anche la “loro” ostetrica.

Era da tempo che sentivo che si stava chiudendo un cerchio… Per diverse ragioni le attività del consultorio stanno cambiando e le cose belle fatte insieme fino ad ora non ci saranno più.

Io sono stata assegnata ad un ambulatorio ginecologico…

Inizia un’altra avventura.

Avevo chiesto un segno al Buon Dio, per capire cosa fare della mia vita, così lontana da casa, così affaticata dal viaggio, così desiderosa di costruire una cosa simile nel posto dove vivo, e così impaziente di gettarmi nella nuova avventura della Medicina Tradizionale Cinese, per poter continuare ad avere cura, avendo ancora più cura. Di TUTTI questi volta: anziani, adulti, ragazzi, bambini, uomini e donne.

Come sempre io, donna di poca Fede, invece di accorgermi del segno, ho subito pianto tutte le mie lacrime al pensiero di lasciare tutto quel che ho visto nascere e crescere lì…

Ma seminare funziona così.

I tempi di fioritura non li decidiamo noi.

I frutti del tuo duro lavoro non è detto che li raccolga tu.

Quel che è sicuro è il numero di semi che hai gettato nella terra buona. Su cui hai investito.

Allora buona fioritura care, mie carissime, mamme!

Miei cari, cari papà!

E buona vita miei carissimi bambini!

La VOSTRA Ostetrica Irene.

Sì, VOSTRA.

Uso questo aggettivo possessivo apposta, che ha tanto dato fastidio in quel luogo e che mi ha causato così tante fatiche nell’essere compresa.

VOSTRA perchè quando si lavora con passione e con dedizione, quando si vive per vocazione, cioè quando si è CHIAMATI a quel mestiere, quando si percorre una strada insieme, e quando si condivide la profondità e la commozione e la grandezza della Vita, ci si guadagna l’un l’altro per l’eternità. E quindi CI SI appartiene.

Per sempre.

Nulla e nessuno è perduto se è portato nel cuore.

Com’è scritto ne “Il Piccolo Principe”: “ci ho guadagnato il colore del grano!”.

Voi siete miei, perché siete nel mio cuore.

Io sono vostra.

A Dio.

Non c’è saluto e augurio più bello!

La natura fa bene le cose

Dopo un lunghissimo anno dall’ultimo post, pieno di fatiche, grandi e piccole, paure, incertezze e abbandoni vari, eccomi qui.

Proprio oggi ho ricevuto un pensiero di ringraziamento meraviglioso da un gruppo di sei donne speciali che ho seguito prima e dopo il parto nel luogo dove lavoro. Un piccolo cuore di legno su cui hanno fatto incidere la mia frase preferita. Quella che ripeto fino alla nausea durante i miei corsi, e che ormai è diventato un grande mantra per chi mi conosce…

La natura fa bene le cose.

Ne sanno qualcosa pure i “papà in erba” dell’omonimo bellissimo podcast (che trovate sulle principali piattaforme dedicate). Mi hanno invitata, senza avermi mai vista prima (matti!), a partecipare ad una loro puntata speciale, e anche lì non ho perso l’occasione per gridarlo nell’etere! Ridendo e scherzando con loro abbiamo pure pensato di brandizzarlo… 😂

La natura fa bene le cose.

Nel mio lavoro di custode della fertilità, della sessualità, della maternità, della paternità e della neo genitorialità ho imparato ormai da molti anni a guardare e a farmi guidare dalla natura. Da quello che mi mette davanti, e io, come ob-stetrica, ob-sto, ci sto di fronte.

T. doveva nascere piccolo piccolo, erano tutti preoccupati. Ma lui è figlio di due rocce, piccoli piccoli entrambi, ma due tostissime rocce, che vogliono educare T. “come Dio comanda”. E quindi T., perché la natura fa bene le cose, è nato piccolo e tosto come i suoi genitori e ha bevuto sempre e solo con forza e vigore il latte della sua mamma fino a diventare un grandone come tutti gli altri.

M. doveva nascere in un casino. La sua giovane mamma, perché la natura fa bene le cose, ha lasciato tutti col cuore e le bocche spalancate di stupore con il suo amore sconfinato per il suo cucciolo. Lo nutre, lo custodisce e lo ama come la più forte delle leonesse.

M. non si decideva più a nascere. La sua mamma ha fatto di tutto per farla venire al mondo. Il suo papà la aspettava con un cuore gonfio di trepidante gioia. È nata con la forza e il calore delle donne vichinghe del sud. Si è staccata da sua mamma per un attimo, praticamente a 42 settimane, e si è immediatamente re-incollata addosso a sua madre e suo padre. E, perché la natura fa bene le cose, sta solo lì, nell’unico posto dove deve stare.

E. arrivava a sconvolgere la sua famiglia. Tutti lo sapevano: la mamma, il papà e la sorellina maggiore. E lui infatti ha preso in parola la promessa di questa famiglia e, perché la natura fa bene le cose, sta cambiando a suon di lunghe domande e infiniti enormi spalancatissimi sorrisoni mamma, papà e sorellona.

A. è stato “sfrattato” dall’utero perché la sua placenta era troppo affaticata dalla pressione alta della mamma: energica, instancabile, inarrestabile e tuttofare. Lui è arrivato fermo, calmo e tranquillo, come il suo papà e, perché la natura fa bene la cose, sta spiegando a mamma come si fa a godersi l’istante puro e la vita.

L. S., desiderata e attesa da una mamma con il terrore di essere all’altezza di quella piccola perfezione rosellina, è arrivata e ha portato la serenità e la pace. La sua mamma ha cambiato faccia, non ha più la paura negli occhi, la porta addosso con fierezza e sicurezza. Calma, paziente e accogliente. Come la sua bambina.

Perché la natura fa bene le cose.

Come sono fiera e commossa per queste donne.

Hanno aspettato il prodigio dei loro figli con accoglienza, pazienza, disponibilità e a volte anche sacrificio. Hanno ascoltato il corpo che dava loro i segnali giusti per custodire e portare alla luce i loro figli. Hanno coraggiosamente partorito e allattato con la forza di una sola cosa.

Della natura.

Che fa bene le cose.

Auguri ostetriche. Oggi è la nostra festa.

E tutta questa meraviglia è dono per noi.

A presto.

I

5 maggio – Giornata Internazionale delle Ostetriche. Indomite.

Pubblico questa lettera di diffida scritta dalle Ostetriche Indomite di ContiamoCi (se non conoscete quest’associazione vi consiglio di farvi un giro sul loro sito – https://www.contiamoci.eu/ – e vedere gli speech del loro primo convegno nazionale) con tutto il mio affetto e con tutta la passione che ho per il mio lavoro, per la Vita (mia e di chi incontro), per la Verità e per la Libertà. Senza paura.

Al Presidente della Federazione nazionale Ordini della Professione di Ostetrica
Silvia Vaccari
presidenza@pec.fnopo.it
Ai Presidenti degli Ordini Provinciali FNOPO
(loro sedi)


Quinto Vicentino, 04 maggio 2022


OGGETTO: Confronto e richieste in merito all’obbligo vaccinale


Chiarissima Presidente, gentili Presidenti Provinciali,
inviamo la presente, in nome e per conto di numerose colleghe appartenenti agli Ordini delle ostetriche di molte province italiane, per evidenziare le discrepanze e le contraddizioni emerse con l’introduzione dell’obbligo vaccinale ex D.L. n. 44/2021 convertito in Legge n. 76/2021 e nel D.L. n. 24/2022. Sono palesi le perplessità circa la differente posizione che la FNOPO e gli Ordini provinciali hanno assunto nei confronti di una parte consistente di iscritte a fronte del dovere di tutela collettiva della categoria professionale.
Sarebbe opportuno che gli Ordini Provinciali e la FNOPO riconsiderassero il loro atteggiamento nel rispetto dello Statuto secondo cui l’Ordine professionale è deputato a vigilare alla conservazione del decoro e dell’indipendenza dell’Ordine e del Collegio, a dare il proprio consenso alle autorità locali nell’attuazione di provvedimenti che lo riguardano e ad interporsi nelle controversie dando il suo parere.


Il Codice Deontologico dell’Ostetrica definisce alcuni principi in netto contrasto con la condotta assunta dalla FNOPO in merito all’obbligo vaccinale:
• …la sua attività si fonda sulla libertà e l’indipendenza della professione;
• Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene ai principi del codice
deontologico ed alle normative vigenti in materia di trasparenza ed anticorruzione;
• L’ostetrica/o presta assistenza rispettando la dignità e la libertà della persona promuovendone la consapevolezza in funzione dei valori etici, religiosi e culturali, nonché,
delle condizioni sociali nella esclusiva salvaguardia della salute degli assistiti;
• L’ostetrica/o sostiene la salute globale nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo;
• Il rapporto tra colleghe/i ed altri professionisti ed operatori sanitari si ispira a principi di
reciproco rispetto e collaborazione nell’esercizio professionale indipendentemente dai ruoli
ricoperti.
• L’ostetrica/o si impegna a tutelare la dignità personale e professionale per sé e per tutte/i le/i colleghe/i, si astiene da comportamenti lesivi dell’onore e della reputazione.

Consideriamo doveroso sollecitare gli Ordini Provinciali e la Federazione a prendere una posizione e porre interrogativi sull’obbligo che ancora oggi incombe esclusivamente sui sanitari fino al 31 dicembre 2022; l’emergenza sanitaria è terminata e l’obbligo vaccinale decadrà il 15 giugno per tutte le altre categorie professionali.
Rammentiamo che il 21 dicembre 2020 l’Unione Europea ha autorizzato il commercio e la somministrazione dei vaccini sperimentali, correlandoli strettamente allo stato di emergenza, ora decaduto!
Ci preme sottolineare come l’attuale normativa sia basata su un’incoerenza scientifica: gli attuali vaccini anti-Covid-19 hanno dimostrato di non prevenire né l’infezione né la trasmissione del virus, peraltro unica motivazione adottata dal legislatore per giustificare “l’obbligo vaccinale”.
Giova porre in evidenza come in tal senso si stia esprimendo di recente anche la giurisprudenza italiana di primo grado.
È infatti di pochi giorni fa la pronuncia del Tribunale di Padova (procedimento RG n. 275/2022 – Sez. Lavoro, emessa in data 28 aprile 2022) la quale, in maniera molto chiara e netta, pone “il dubbio sulla ragionevolezza dell’imposizione dell’obbligo vaccinale in questione in quanto la garanzia che la persona vaccinata non sia infetta, è pari a zero”.
Va messo in luce come nel provvedimento in questione si chiarisca inoltre che “l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori in questione (ndr. operatori sanitari) non appare idoneo a raggiungere lo scopo che si prefigge, quello di preservare la salute degli ospiti: e qui risiede l’irragionevolezza della norma ai sensi dell’art. 3 della Costituzione.
Può infatti considerarsi notorio il fatto che la persona che si è sottoposta al ciclo vaccinale, può comunque contrarre il virus e può quindi contagiare gli altri come emerge dai dati forniti dal Ministero della Salute nonostante l’avvio della campagna vaccinale”.
Il Tribunale di Padova si sofferma proprio sull’irragionevolezza e la sproporzionalità dell’obbligo vaccinale: “la normativa italiana che sospende drasticamente dal lavoro e dalla retribuzione il lavoratore che non intenda vaccinarsi, sembra violare anche il principio di proporzionalità sancito dall’art. 52, primo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.”
In conclusione: una politica persecutoria si è così sostituita alle ragioni di carattere sanitario sottese alla normativa in questione!
Non trascurabile, inoltre il risultato a cui sono pervenuti numerosi studi che confermano quanto l’immunità naturale sia più duratura ed efficace rispetto a quella indotta da vaccinazione. Constatiamo con rammarico come, a tal proposito, la FNOPO, con circolare n. 23 del 31.03.2022 abbia recepito in maniera assolutamente acritica le indicazioni incoerenti, restrittive e penalizzanti riguardanti le tempistiche di vaccinazione post-infezione contenute nella nota del Ministero della salute del 29.03.2022.
Quanto in essa indicato è in evidente contraddizione con le raccomandazioni emesse dal Ministero della Salute: esistono infatti indicazioni diverse sulle tempistiche che devono essere rispettate nella vaccinazione del resto della popolazione guarita da Covid-19.

La prestigiosa rivista scientifica “The Lancet Rheumatology” – vol 4 – marzo 01.2022 – afferma che: “Gli operatori sanitari guariti dall’infezione naturale da SARS- CoV-2 dovrebbero essere esentati dall’obbligo di vaccinazione”.
Nell’esercizio della nostra professione educhiamo le donne e le coppie a porsi sempre delle domande e partendo dalla conoscenza le portiamo alla consapevolezza, alla scelta e all’assunzione di responsabilità: qualsiasi decisione non implica l’accettazione a priori della strada percorsa dalla maggioranza.
In qualità di professioniste che si confrontano quotidianamente con l’importanza del consenso informato a favore dell’empowerment non possiamo disconoscere la grave contraddizione che porta con sé un trattamento sanitario sperimentale, somministrato sotto coercizione e non per volontà, costringendo oltretutto ad assumersi la piena responsabilità delle possibili conseguenze.
Perplessità circa la richiesta di sottoscrizione del consenso informato è stata avanzata anche dall’ordinanza del 22.03.22 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia.
Nell’articolo 3 del nuovo Codice Deontologico dell’ostetrica si legge che “L’ostetrica/o promuove e si impegna a garantire la continuità assistenziale accompagnando e prendendosi cura della donna, della coppia, del nascituro durante la gravidanza, il travaglio, il parto ed il puerperio, al fine di garantire una salute globale degli assistiti.”
L’ostetrica non può tacere di fronte alla massiva propaganda di vaccinazione in gravidanza e in allattamento: nonostante il vaccino a mRNA sia incoraggiato da ginecologi e società scientifiche ginecologiche italiane, durante la gestazione, più che mai, dovrebbe prevalere il principio di precauzione in quanto mancano ancora dati di sicurezza a medio e lungo termine e “non sono stati condotti studi di genotossicità”.
A tal proposito preoccupano le dichiarazioni rilasciate da BioNTech nel suo rapporto annuale alla S.E.C. (Securities and Exchange Commission) che qui si riportano integralmente: “Potremmo non essere in grado di dimostrare l’efficacia o la sicurezza sufficienti del nostro vaccino COVID-19 (ndr. Pfizer) e/o delle formulazioni specifiche per la variante per ottenere l’approvazione normativa permanente negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Unione Europea o in altri paesi in cui è stato autorizzato per l’uso di emergenza o concessa l’approvazione all’immissione in commercio condizionata”.
Ancor più grave appare poi la dichiarazione di BioNTech la quale afferma che “la successiva scoperta di problemi precedentemente non rilevati potrebbe influire negativamente sulla vendita commerciale del prodotto, portare a restrizioni sul prodotto o portare al ritiro del prodotto dal mercato”.
Oltre a quanto appena evidenziato, già grave di per sé, giova mettere in luce che FDA, a livello cautelativo, non ha autorizzato la somministrazione del vaccino ai bambini di età inferiore ai 5 anni; chi tutela la salute dei bambini in utero e dei lattanti?
Sempre nell’articolo 3 del Codice Deontologico si legge:

“L’ostetrica/o si attiva per garantire un’assistenza scientificamente validata ed appropriata ai livelli di necessità. Si impegna nella tutela e nella sorveglianza dei processi fisiologici della sessualità, della fertilità e della salute riproduttiva della donna e della coppia.”
Le dimostrate conseguenze sul ciclo ovarico della donna in età fertile, riconosciute dall’AIFA, non possono lasciare indifferente la comunità professionale delle ostetriche ed è assolutamente doveroso, da parte dell’istituzione che ci rappresenta, esporsi per farsi garante della salute pubblica della donna e del nascituro.
L’Ordine, in quanto istituzione che ha il dovere di rappresentare tutti i propri iscritti, deve sostenere il dibattito scientifico basato sulla ricerca e sull’evidenza scientifica e ispirato ai valori etici e deontologici della professione. Il confronto dovrebbe essere accolto come una preziosa opportunità e non come occasione di scontro.
La FNOPO dovrebbe mantenere una posizione indipendente dalle altre federazioni e sostenere la specificità e la peculiarità della professione ostetrica che non aderisce perfettamente al modello medico e investendo nella tutela e nella cura della vita con particolare attenzione alla persona nella sua complessità.
Noi ostetriche promuoviamo da sempre il modello fisiologico, salutogenico e durante la pandemia avremmo potuto offrire il nostro particolare contributo portando avanti un’azione preventiva e protettiva della salute globale.
Nel corso della nostra storia abbiamo lavorato con impegno per avere un riconoscimento sociale e sanitario, cercando di armonizzare tradizione e progresso, intuizione e tecnologia, scienza e arte ostetrica abbandonando l’empirismo per avvicinarci sempre più ad un modello di assistenza basato
sulle evidenze scientifiche; è appunto su questo modello che oggi vogliamo confrontarci.
Dispiace che, mai in questi mesi, l’Ordine abbia dato il minimo segnale di voler avviare un dialogo
con le proprie iscritte.


Alla luce delle suddette importanti premesse

CHIEDIAMO


che la FNOPO, al pari di altre Federazioni che si sono dimostrate più sensibili ai bisogni degli iscritti, si attivi per cercare un proficuo confronto con il Ministero della Salute, in contradditorio con le Direzioni ministeriali interessate, riguardo i seguenti punti:


− rivalutazione critica dell’obbligo vaccinale che ci coinvolge, considerando l’infondatezza di tale costrizione rispetto alla tutela della salute pubblica e del contenimento di infezione e diffusione del virus, la conclusione dello stato di Emergenza e il confronto con gli altri paesi del mondo e in particolare europei che hanno completamente abbandonato qualsiasi imposizione sui professionisti sanitari.
lavorato con impegno per avere un riconoscimento sociale
e sanitario, cercando di armonizzare tradizione e progresso, intuizione e tecnologia, scienza e arte ostetrica abbandonando l’empirismo per avvicinarci sempre più ad un modello di assistenza basato
sulle evidenze scientifiche; è appunto su questo modello che oggi vogliamo confrontarci.
Dispiace che, mai in questi mesi, l’Ordine abbia dato il minimo segnale di voler avviare un dialogo
con le proprie iscritte.

− riammissione in servizio di tutti le colleghe sospese, non solo perché la loro presenza non comporta rischi superiori a quella dei sanitari vaccinati ma per l’illegittimità dello stesso obbligo; tutte le ostetriche sono state sospese dopo aver lavorato in prima linea nella fase acuta della pandemia e la loro sospensione va inquadrata come un grave danno non solo per le singole professioniste ma per l’intera comunità professionale.
Ogni collega esclusa dalla possibilità di lavorare, spesso dopo anni di studio ed esperienza, rappresenta una sconfitta per l’Ordine che non l’ha tutelata; questa posizione contribuisce alla perdita di professioniste valide in un momento sanitario delicato di grave carenza di personale specializzato ed esperto. Ci chiediamo come si potrà continuare a rispondere in modo ottimale al bisogno di assistenza delle donne, dei neonati e delle famiglie.


− promozione di dovute misure deontologiche e di rispetto della privacy, a tutela di una consistente rappresentanza di iscritte, per prevenire e risolvere fenomeni di discriminazione e di mobbing che potrebbero anche portare a risvolti penali; lo stesso Parlamento Europeo ha raccomandato di evitare ogni forma di discriminazione nei confronti di chi non possa o non ritenga di volersi sottoporre al trattamento con i vaccini sperimentali (art.36 del Regolamento UE2021/953).


In conclusione evidenziamo che chiunque esegua un ordine illegittimo che porti alla perdita del diritto al lavoro, garantito dalla Costituzione, ne è direttamente responsabile civilmente e penalmente. Riteniamo che un’acritica applicazione della normativa in oggetto induca i sanitari coinvolti a dover ricorrere a varie procedure di tutela dei propri diritti per ristabilire la legalità, oltre che a segnalare all’autorità giudiziaria reati perseguibili su querela di parte, al fine di veder riconosciuto il diritto al lavoro, nonché alla succitata indipendenza intellettuale e libertà di azione secondo scienza e coscienza.


Nell’attesa di ricevere presto un’attenta risposta rimaniamo a disposizione per un confronto umano, etico e scientifico.


Distinti saluti.
Le Ostetriche di ContiamoCi!

Te Deum 2021

Oggi mentre passeggiavo lungo il fiume mi sono accorta che stranamente non avevo il telefono in mano. Non stavo scrivendo a nessuno, non stavo guardando compulsivamente IG…

Ero io. Da sola. Col mio Vale.

A contemplare la natura. L’ho ascoltata. L’ho respirata. L’ho sentita nella pelle del mio viso.

Il cielo era azzurro, il fiume immobile e tantissimi alberi spogli e grigi mostravano i nidi abbandonati.

E lì ho realizzato che oggi finisce questo anno. E che era tempo del mio Te Deum personale.

E allora…

Te Deum per la mia famiglia (anche per quella allargata!). Perché siamo tutti uniti e saldi e certi, insieme in questa difficile guerra per la libertà e per la verità. E questa è un’immensa grazia. Sapere di non esser soli. Sapere che le tue radici, e i tuoi piccoli rami e germogli, sono saldi e sanno bene che strada percorrere in questa tormenta.

Te Deum per il mio nuovo lavoro. Amatissimo. Che così dolorosamente ho temporaneamente congelato…

Te Deum per le colleghe che mi hanno accolto e mi hanno accompagnato in questi mesi. Che aiuto prezioso! E che bello condividere con loro questa avventura! Lavorare bene, accogliere le donne con empatia e gentilezza, costruire cose nuove… che dono!

Te Deum per tutte le donne che lì ho incontrato. Per i loro bambini. Per le loro famiglie. Per le loro storie. Porto ciascuna di loro profondamente nel cuore. E chiedo per loro letizia del cuore e fortezza dell’animo.

Ecco, al nuovo anno chiedo con tutta me stessa di poter tornare a lavorare. Di poter tornare al mio posto. Nel posto per me. A lavorare. In pace…

Te Deum per la sensibilità che mi hai dato. Solo poche settimane fa ho realizzato con una “nuova e inaspettata” amica che sono fatta così e che devo ringraziare per questo! Che Tu l’hai data a me questa cosa qui! E a pochi altri. Non è presunzione, è commozione profonda, è gratitudine immensa. Perché ho capito solo quest’anno che grazie a questa sensibilità io ho potuto camminare sulla mia strada. Che vivo “così” la mia vita, i miei rapporti, il mio lavoro, le mie scelte, perché sono fatta “sensibile così”. Molto spesso è stato doloroso realizzarlo. Ma oggi so perché sono così, perché Tu mi hai voluto così, e vince la gratitudine sulla fatica.

Te Deum per tutte le persone con cui ho discusso, litigato, e per quelle che sono proprio andate via quest’anno. Perché sono state ferite dolorosissime che mi hanno aiutato a capire chi sono, cosa desidero e per Chi sono. Te le affido tutte, chiedendo per loro le quattro azioni dell’angelo di Dio (illumina, custodisci, reggi e governa), che sono diventate le mie preferite.

E qui mi commuovo (eccolallà).

Ho finito.

Ti ho detto tutto.

Ti affido tutto.

Ti ringrazio per tutto.

E il Ti non è maiuscolo perché inizia le frasi.

Grazie per questo 2021 che ho sempre sbagliato a scrivere a penna.

E ora stiamo a vedere che passi grandi ci chiederà questo 2022.

A presto, Irene.

Ps: alla fine ho preso il cellulare e ho scattato una foto. Era troppo bello.

Cuore, decolli e atterraggi…

Oh che felicità! Torno a scrivere e non è passato nemmeno così tanto tempo…!

Dunque, da metà giugno sono l’ostetrica di un consultorio in una valle varesina e devo dire che questa cosa mi da molto gusto. Io e il mio entusiasmo da Pollyanna, come mi chiamavano le amiche qualche anno fa (ma anche io e le mie occhiaie, io e il mio sonno arretrato, io e il mio corpo stanco, io e la mia testa sempre più piena di tremila pensieri velocissimi), ci svegliamo di buon mattino ogni mattina e percorriamo 60 km a tutta velocità per raggiungere il posto che ormai per me è diventato familiare.

Un CONSULTORIO FAMILIARE.

Quando sono arrivata c’era solo una mamma, unica utente del consultorio. Piano piano le mamme hanno iniziato ad arrivare… Prima online, poi in presenza… singolarmente… o insieme ai papà… alcune prima, alcune dopo, alcune, per la gioia mia e di quelle mura, prima e dopo il parto!

Il consultorio ormai è decollato direi…

Ad oggi posso dire che i bimbi del consultorio si sono davvero moltiplicati! Nadia, Luna, Aron, Azzurra, Alessandro, Tommaso, Leonardo, Giada, Matilde, Emanuele, Axel, Santiago, Enea, Geremia, Matteo, Alessio, Noemi, Cristian, Oscar, Emma, Leonardo, Sofia, Ludovica, Aurora, Elisa, Gabriele, Cecilia, Sofia, Alessandro & Leonardo, Iris, Emma, Filippo, Linda, Olimpia, Vittoria!

E a breve aspettiamo Sofia, Gabriele, due Ginevre, e tanti altri bimbi!!

E io sono ri-decollata. E prendo in prestito questa immagine da una mia cara collega che pochi giorni fa è andata in pensione e che OGGI ho finalmente conosciuto e abbracciato.

Si chiama Mina, e da stamattina fa l’ostetricainpensione.

Mina qualche giorno fa ha scritto una lettera bellissima per salutarci e per salutare il suo lavoro di una vita e io mi sono commossa moltissimo. Più volte. Io e lei ci eravamo sentite qualche volta telefonicamente per questioni burocratiche/tecniche ma non ci eravamo mai incontrate. Scambiandoci qualche messaggio e qualche vocale ci siamo state simpatiche a vicenda e questa cosa mi ri-commuove tantissimo ogni volta che ci penso (tipo oggi pomeriggio o adesso).

Vi rendere conto che ci si sta simpatici a distanza? Vi rendete conto che SENTIAMO le cose?! Ci rendiamo conto che il cuore sente le cose bene, BENISSIMO, da vicino, e pure da lontano?!? Ma questo è straordinario! Prodigioso!

L’ho scoperto pochi anni fa, durante un corso tenuto dalla psichiatra a psicoterapeuta Erica Francesca Poli (vi consiglio come MINIMO di andare a vedere il suo TEDX di Reggio Emilia su Youtube qui: https://youtu.be/SjW5wQLLu9o). In poche parole il cuore emette un campo elettromagnetico che si diffonde nell’ambiente intorno a noi (immaginate i cerchi che fa il sasso lanciato nell’acqua) ed entra in comunicazione con i campi elettromagnetici di tutto ciò che c’è intorno a noi: persone, piante, animali, oggetti, situazioni, sentimenti…. E alcune volte entra in risonanza con campi con cui sta in armonia, e altre volte trova campi dissonanti col suo. Questo è la spiegazione scientifica di quando diciamo “questa cosa non mi convince…” oppure “questa persona mi sta simpatica a pelle” oppure ancora “ti ho pensato proprio poco fa e ora mi hai telefonato/scritto!”. Non vi è mai capitato? Fateci caso. Pazzesco pensare che certe cose, certe persone, certe circostanze entrino in risonanza così profondamente con noi, entrino così intimamente e direttamente in noi da sentirle già amiche, care, essenziali, vitali, fondamentali per il nostro bene, “fatte apposta” per il nostro ben-Essere.

Mai come in un tempo oscuro e buio come questo abbiamo bisogno di far respirare il cuore, ascoltando veramente ciò che sente, fidandoci e seguendo ciò che sente e ammirando i luoghi e i rapporti in cui ci porta (mi è sempre stata profondamente antipatica l’espressione “va dove ti porta il cuore” o forse ripensandoci era l’autrice che non mi corrispondeva…). Abbiamo bisogno del Bello in questo tempo e come trovarlo se non imparando a fermarci un attimo da questa vita frenetica, alzando lo sguardo la Cielo, chiedendo al cuore “ma tu cosa senti? Di cosa hai bisogno cuore mio, intimo mio?”? Che tenerezza guardarsi così. Che tenerezza aver cura così profondamente di noi.

In un’altra forma, più teologica forse, Don Giussani le chiamava “le esigenze fondamentali del cuore”.

Il padre del Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry, scriveva “non si vede bene che col cuore”.

E più penso a queste frasi più mi commuovo (si, a ridaje, sono ormai senza speranza… mi commuovo sempre) pensando alla risonanza che hanno per me queste parole, pensando alla concretezza di questa esperienza di corrispondenza che è carnalissima. Quotidiana. Che ritrovo nell’essere madre, nell’essere ostetrica, che ho vissuto in certi abbracci, in certi rapporti, che vivo puntualmente guardando la natura (il cielo, il mare, respirando l’aria della sera…).

Tutto questo per dire che Mina, con cui ho subito sperimentato una risonanza del cuore davvero forte e pura, nella sua lettera ha scritto che la cicogna Mina atterrava. Che andava a godersi il prato verde sotto i piedi (e io giù di lacrime!).

“E io?” mi sono chiesta oggi pomeriggio dopo averla finalmente incontrata di persona. Io riparto. Riparto da qui, RIDECOLLO dal consultorio che mi è stato assegnato e che già amo alla follia. Dalle donne che incontro. Dai bambini che accolgo. Ridecollo ogni mattina nella mia giornata.

Con il cuore vivo e desto. In ascolto. In attesa. Come quando arriva la neve. Come in Avvento.

C’è UN POSTO per me.

Il 14 aprile scorso (2021) mentre sistemavo la cucina dopo pranzo e avevo i miei due figli amorevolmente tra i piedi mi suona il cellulare… una voce gentile di donna mi dice che mi chiama dall’ASST Sette Laghi di Varese per dirmi che la graduatoria in cui ero da quasi due anni è arrivata al mio nome.

Faccio una premessa. Chi mi conosce sa tutta la mia pregressa lunga e travagliata esperienza lavorativa (che ho brevemente e in modo leggero riassunto in questo vecchio post) e sa quante volte sono stata disoccupata allo scadere dei contratti, talvolta anche lasciata a casa ingiustamente e quanto tutto questo mi abbia fatto soffrire negli anni, personalmente e professionalmente.

Andare ogni volta in un posto nuovo, sapendo che tanto però poi te ne andrai. Entrare ogni volta in un posto nuovo in cui tanto sei solo lì a sostituire un’altra. Arrivare ogni volta in un posto nuovo e ricominciare da capo, umilmente, magari a volte anche affiancata a colleghe più giovani di te. E ricominciare ogni volta. A prendere gli spazi, a prender confidenza con le colleghe, con i medici, con i loro modi di lavorare, a far vedere che sì, sei la sostituta, sei temporanea, avrai vita breve, ma che sai cavartela, che sai lavorare, che sai quel che fai… Ogni volta raccontare la tua storia, il tuo curriculum a tutti quelli che ti guardano giustamente come l'”ultima arrivata”, dimostrare a parole e soprattutto con le mani che magari non sei proprio una pischella… e con dolore nascosto nel cuore mandare giù il fatto che anche stavolta te ne andrai, che anche quel posto ti saluterà più o meno bene, che chissà se rimarranno quei rapporti…

Che ancora una volta quello non è il posto per te.

Il Vangelo che abbiamo scelto al nostro matrimonio diceva: “non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?” (Mt. 6, 24-34)

E io devo dire la verità non ci ho mai fatto tanto affidamento… che sciocca…

La nostra partecipazione di nozze recitava così: “Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perché so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato!) non è la nostra”. (O. V. Milosz, Miguel Mañara)

Meravigliosa. Ma anche qui… che vera donna di poca Fede! Quanto ci ho creduto poco!

Dicevo quindi che il 14 aprile squilla il telefono verso le 14…

Finalmente, dopo tutto quello che la Vita in questi tredici anni ha voluto per me, ora c’è UN POSTO per me.

Era totalmente inaspettato… perché dagli ultimi aggiornamenti sullo scorrimento della graduatoria mi immaginavo un’ipotetica chiamata in autunno-inverno… e a giudicare dalla mia fortuna nei concorsi mi immaginavo pure che scadesse la graduatoria prima che si arrivasse al mio nome…

“…per l’assunzione a tempo indeterminato presso la nostra ASST lei dovrebbe fare bla bla bla bla….”

“no, mi scusi, posso chiederle solo un secondo di pazienza, ho sentito questa parola “indeterminato” per la prima volta in tredici anni e mi sono un attimo emozionata, scusi non me lo aspettavo, mi vien da piangere…”

“Oh cara! Ma certo! (e da buona ostetrica mi dice) Respiri!”

C’è un posto per me.

C’E’ UN POSTO PER ME!

PER MEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!

MIO.

CHE ASPETTA ME.

Che non dovrò forzatamente lasciare, che mi merito, che mi sono guadagnata!

Più ci penso e più penso alla mia vita e alla mia storia e più piango di commozione e gratitudine.

Quello che per molte è immediato, che per molte è stato un passaggio semplice, facile, a volte automantico, a breve termine, a me invece fa così commuovere. Me lo sono così sudato!

Ho sentito tutta la stanchezza di tredici anni passati così, il dolore di tutte le volte che sono andata via da un posto, tutto quanto in un attimo preso e sollevato via dalle mie spalle e dal mio cuore.

In poche lacrime leggere ho messo tutto il peso della mia storia, e in una risata incontenibile e piena di gioia e gratitudine alla Vita ho accettato ufficialmente IL POSTO PER ME.

Il prossimo capitolo della mia vita si chiamerà così:

IL POSTO PER ME: ARCISATE.

CONSULTORIO.

Piango di gioia.

A presto,

Ire

La scuola, con coraggio salvate la scuola!

Questo blog è nato per avvicinarvi al mio lavoro, ma è poi diventato il luogo speciale dove racconto pezzettini della mia vita. Un posto dove il tempo si ferma, raccolgo le idee e imprimo ricordi e cose belle che fanno parte di me.

Io non ho memoria… non so se sia per via dei parti o per colpa di cosa ma ho pochissimi ricordi. Fatico ad andare indietro con la memoria… mi devo sforzare tantissimo e mi sembra che tutto mi scivoli tra le dita… ecco perché ho deciso di scrivere…

Ma prometto che tra un paio di post ricomincio a scrivere del mio lavoro…

Volevo raccontare dell’avventura che a settembre 2020 è iniziata per il mio primogenito, e in realtà anche per tutti noi.

La prima elementare.

In questo tempo difficile, dopo aver troncato dolorosamente l’asilo prima della fine, a causa del covid, senza poter salutare amici e maestre, eccoci arrivati al grande passo.

Devo dire la verità, noi genitori (parlo al plurale perché racconto è la nostra esperienza condivisa con altri genitori) eravamo molto preoccupati di questo nuovo inizio. Distanziamenti, mascherine, igienizzazioni ripetute, misurazione della temperatura… Sì, eravamo nello stesso istituto dell’asilo, e quindi c’era una sorta di continuità e di un luogo sommariamente conosciuto, ma tutte queste orrende, sterili e disumane (perché la parola disbambini non esiste) novità ci spaventavano non poco.

Da subito però la scuola ha dimostrato grandissima attenzione e noi e ai nostri figli. Nel giorno precedente l’inizio delle lezioni hanno organizzato una sorta di benvenuto per i primini, i remigini si chiamano qui da noi… (ne ignoro il motivo, approfondirò)

La frase che accoglieva i nostri figli all’ingresso della scuola e che rimane il tema per tutto l’anno scolastico è “TUTTO È STATO SALVATO DAL NAUFRAGIO”. E noi forse ci sentivamo proprio così… dei naufraghi nel mezzo di una terribile tempesta… Il nuovo direttore ha rincuorato noi genitori rassicurandoci che tutte queste misure non avrebbero vinto e pravalso sull’insegnamento e sullo sguardo sui nostri bambini. La maestra ha accolto noi e i nostri piccoli esploratori e ha letto e recitato una storia bellissima (inutile dire che mi son commossa…) sul coraggio di percorrere nuove avventure…

Avevamo bisogno di esser presi per mano. Noi e i nostri figli. E di non sentirci soli di fronte a questa difficile prima elementare in questo difficilissimo anno.

Ed è così che da quel giorno è stato.

Ci hanno preso per mano ogni giorno.

Prima i nostri figli. Ogni giorno, dall’ingresso all’uscita, sono stati davvero tenuti per mano imparando tantissime cose belle, leggendo e ascoltando innumerevoli storie ed esperienze, riempiendo quaderni con una velocità e una intensità impressionante, guardando gli errori e i passi da fare, imparando ad accettare le correzioni, a correggersi e ripartire nella serenità di un rapporto con un adulto, che con te costruisce e che non distrugge o appesantisce la tua fatica.

E noi per mano con loro.

Per mano la scuola ha portato noi genitori a guardare i passi da fare e da far fare ai nostri bambini. Ci ha aiutato a lasciarli andare, a lasciarli fare, a lasciarli anche sbagliare, ma anche a tenerli con noi (grazie maestra Silvia per tutti i the che ci hai fatto prendere con in nostri figli! Ne avevamo bisogno! E ne avevano bisogno!) dedicando del tempo esclusivo, prezioso e costruttivo con loro.

Ecco.

Ora la scuola è di nuovo chiusa. E i nostri figli sono attaccati ad un pc. Le maestre si fanno in MILLE, CENTOMILA pezzi per farli appassionare, incuriosire, interessare, per tenerli incollati a loro e alla passione per imparare e scoprire cose nuove. La scuola sento che piange la lontananza di tutti i suoi bambini. Ma non è abbastanza.

Collegarsi ad un pc, per quanto ci siano dietro o dentro gli amici e le maestre, le più fantastiche delle maestre, non è come poter godere della loro compagnia. È tutto un “maestra non ti vedooooo”, “maestra non ti sentooooo”, “maestra non si vedeeeee”… Si stancano molto di più. Capiscono molto di meno. Si stufano sempre prima. Si distraggono sempre di più… Per quanto si cerchi comunque di bonificare la loro esperienza…

Si rattristano. Si spengono. E hanno ragione.

E poi ci sono tutti gli impedimenti “personali casalinghi” alla dad. Io per ora lavoricchio come consulente privata quando riesco e nonostante questo e nonostante Valentino in piena fase regressiva che piange ogni ora, riesco ogni tanto a buttare l’orecchio a quel che si dice di là in dad e capire se Bernardo sta seguendo o sta andando per farfalle o sta cantando guardando imbambolato il balcone…

Ecco, tutto questo per dire quattro cose:

1) che HO SCELTO una scuola favolosa. Che ha accolto e custodito i passi di mio figlio in modo commovente. Che ha VERAMENTE a cuore lo sviluppo dell’io dei suoi bambini. Che ho scelto di pagare con innumerevoli sacrifici.

2) che solo pochi, POCHISSIMI NEL MONDO hanno a cuore i bambini. E sicuramente questi pochi non sono al governo adesso.

3) che RIVOGLIO LA SCUOLA completamente in presenza! Subito! Non perché voglio farmi i fatti miei. Ma perché i nostri figli se lo meritano! Ne hanno estremamente bisogno! (Evito di parlare di quel che vivono invece i RAGAZZI adolescenti senza la scuola, ma si potrebbe riempire pagine e pagine…)

4) e infine… Abbiate cura dei vostri bambini. E del loro sviluppo. Saranno gli adulti di domani. Che ne sarà di loro in questo mondo così difficile? Facciamo di tutto, DI TUTTO per il loro bene. Cerchiamo la verità e lottiamo (sì, lottiamo) per regalarla a loro. Ci chiederanno il conto di tutto questo. Ci chiederanno “mamma ma tu cos’hai fatto quando nessuno aveva a cuore le scuole e i bambini?”

Ecco, io non voglio rispondere ai miei figli: “vi ho messi al computer”.

!

E poi finalmente tu!

Come è capitato con Bernardo eccomi qui a scrivere qualche riga sulla nascita del mio secondogenito Valentino.

No. Non racconterò i dettagli, anche se parlarne a volte fa sentire meglio, ci fa sentire un po’ delle eroine, delle donne con pazzeschi superpoteri… altro che Avengers…

E in effetti forse è proprio così… per quello che la Natura e la Vita ci chiedono, forse si, siamo delle eroine…

Valentino, nato sotto il segno del toro, con un travaglio da toro, con un parto da toro, con una voce da toro e un carattere da toro.

Nato una mattina di primavera.

Mentre travagliavo alcune delle mie colleghe aspettavano fuori dalla porta della mia sala parto e facevano il tifo per me (arrivavo da un bel cesareo a dilatazione completa con una serie di “patologie concomitanti” con il mio Bernardo, e dovevo riscattare tutto!). Non potevano entrare: eravamo in pieno primo lockdown e in quei mesi ci era già stato chiesto tanto…

Mentre spingevo esausta, dalla finestra socchiusa entrava il freschino del mattino e si sentiva cantare un merlo. Che io amo.

Dopo che è nato Valentino è stato dolorosissimo non abbracciare fortissimo le mie amiche ostetriche. Ancora adesso sento un vuoto che mi travolge al solo pensiero.

Dopo che è nato sono stata un mese a letto per delle complicazioni “abbastanza rare” e ho dovuto delegare tutto a mio marito. In pieno lockdown eravamo solo noi quattro in casa, senza aiuti. Ma ce la siamo cavata alla grande!

Con Valentino ho imparato a dire “non ce la faccio a fare tutto” e a dire “mi aiuti per favore?”. Valentino mi ha insegnato a fidarmi e ad affidarmi. Valentino mi ha insegnato che la nostra famiglia è una squadra fortissima, che il mio Berni è un ometto e un fratello meraviglioso e che io mi devo e mi posso fidare di mio marito.

Ma riguardo la nascita del mio Vale (e di tutti i nove mesi successivi!) vorrei riflettere su una cosa… la fatica.

Adesso trovatemi qualcuno in rete che elogi la fatica della maternità. È tutto uno smontare ogni suo istante. È tutto un “sfatiamo quel mito della maternità meravigliosa”, “diciamo le cose come stanno: è tutto una merda”, “i figli sono una gran rottura di palle”, “non c’è niente di meraviglioso nell’aspettare, partorire e accudire un figlio”.

Ecco. In internet è tutto un blog-profilo-post-stories-podcast-echipiùneha che sfatano momenti fantastici, smontano dolci e amorevoli racconti, con una realtà dura, cruda, faticosa, ma completamente anaffettiva.

Parlavo l’altro giorno con un’amica che aspetta la sua prima figlia. E Paola diceva “ma certo che mi alzerò quando piange, è mia figlia! Chi si dovrebbe alzare?! Ma certo che la allatterò, e che la cambierò e che la consolerò, e che la crescerò. E chi altro diavolo dovrebbe farlo?!”

Esatto. Chi dovrebbe farlo?

È figlio tuo.

La fatica spetta a te.

E l’accogliere spetta a te.

E l’amore spetta a te.

È forse questo un mondo di anaffettivi? Ma se siamo continuamente lì a dire “torneremo ad abbracciarci”! Ma cosa mi vuoi dire?! Che hai BISOGNO di abbracciare! Che hai bisogno di essere abbracciato! E che abbiamo bisogno di amare. E di essere amati! E perché allora non cominciare dai neonati? Dai bambini? Che continuamente chiedono di essere guardati, ascoltati, coccolati, tenuti, baciati, amati, nutriti e non solo di latte o pappe. Abbiamo così a cuore le piante in questo mondo green… perché non avere così a cuore i bambini?!

È forse questo un mondo di pigri, abituati ad avere sempre tutto e subito? Forse. Ma, spoiler, che cosa non è faticoso nella vita? Con la mia amica e collega del cuore Adele riflettevo tempo fa: che cosa nella vita non si guadagna con fatica? Nemmeno l’asilo! E da lì in avanti quanti passi e quante tappe e quante cose ci siamo vissuti e gustati con il sudore della fronte?! E perché quindi la maternità (e la paternità!) dovrebbe essere un’avventura senza fatiche?!

Certo che è faticoso portare un figlio. Certo che è faticoso partorirlo. Certo che è faticoso allattarlo. Certo che è faticoso svegliarsi milioni di volte di notte. Certo che è faticoso reggere e consolare e contenere il suo pianto. Certo che è faticoso reggere i capricci, insegnargli il bene e la verità o trovare la scuola adatta al suo bene. Certo.

Ma cosa vale di più nella nostra vita se non il rapporto con i nostri figli? Cosa desideriamo di più al mondo se non la loro felicità? Cosa daremmo per la loro salute psicofisica e perché possano crescere individui saldi, certi, saggi e coraggiosi? Cosa daremmo?!

Daremmo la nostra fatica? La nostra stanchezza? Il nostro corpo? Il nostro tempo? (E pure i nostri soldi?!)

LORO HANNO BISOGNO SOLO DI NOI. Del nostro sguardo. E della nostra presenza. Tutto, tutto quel che ci capita da quando nascono è occasione di rapporto con loro. E loro aspettano SOLTANTO che noi facciamo la FATICA di vivere ogni occasione e ogni circostanza PER LORO.

A proposito di questo non posso non citare un meravigliosa minidocuserie su Netflix dal titolo “The beginning of life”. Vi invito a spendere il vostro poco tempo per guardarla. Perché guardandola è davvero immediato capire il perché di tanta “fatica”.

Come dico sempre alle mie mamme: semina la fatica, né raccoglierai grandi frutti con tuo figlio.

Grazie Valentino, e Bernardo, amori miei, per tutto quello che mi avete e che ora mi state insegnando.

A presto, I

Te Deum 2020

Come chiunque sta scrivendo in questi giorni anche io dico che questo anno è stato difficilissimo.

Ma a differenza di molti io desidero ringraziare con il mio personale Te Deum (ne avevo già scritto uno nel 2017 se non sbaglio…) per i doni ricevuti dal Cielo quest’anno.

Vado più o meno in ordine cronologico…

Te Deum per il dono della promozione di Pietro. Certo, è ancora in prova, manca poco alla conferma finalmente, ma questa notizia la aspettavamo da molto tempo. Pietro ne aveva bisogno e tutti noi ne abbiamo giovato sotto molti aspetti. È proprio vero che il lavoro nobilita l’uomo. E che senza il lavoro un uomo è perso.

Te Deum dunque per il lavoro di Pietro.

E a proposito di mio marito, Te Deum per lui. Che mi sopporta, che mi supporta e che mi ha letteralmente PORTATO in alcuni momenti di questo anno. Perché mi lascia fare, mi lascia dire, mi lascia parlare. Perché mi lascia arredare e riordinare la casa come voglio io. Perché sa giocare con i nostri bambini e silenziosamente fa da roccia alla nostra famiglia. Non dimenticherò mai come mi ha aiutata e sostituita, in tutto e per tutto e con tutti, nelle settimane difficilissime dopo la nascita di Valentino. Grazie marito mio. E grazie anche perché dopo 12 anni insieme mi hai finalmente regalato, dopo “velata” pressione, un meraviglioso brillocco.

Te Deum per Pietro dunque: che mi vuole bene e mi accompagna in questo cammino. (Già che ci sei aiutalo ad essere un po’ meno offendino e nervoso per favore… ci risparmieremmo un sacco di litigate…)

Te Deum per Bernardo. È stato un anno difficilissimo per lui. Prima il lockdown e il trauma della fine tronca dell’asilo… nel mentre un fratello desideratissimo ma nuovo di zecca fa capolino nella sua vita, dopo quasi 6 anni di “privilegi”… rimettersi in discussione e ritrovare il suo spazio non è stato facile.

E poi il distacco dagli altri, la lontananza da parenti e amici, i giochi mancati e proibiti, le lacrime che ha visto nella mamma, le notizie alla tivù, sta maledetta mascherina e il “non toccare”, le videochiamate, e poi finalmente l’avventura delle elementari!!

Te Deum dunque per la sua allegrezza e per la sua positività e per la sua profondità e acutezza.

Te Deum per donarmelo ogni giorno al mio fianco.

Poi a metà anno è arrivato Valentino. In una bella mattina di primavera mentre fuori dalla sala parto, sull’albero davanti alla finestra, cantavano i miei amati merli. Nato sotto il segno del Toro. Con un parto da toro. E una voce da toro. E un carattere da toro. Te Deum per lui. Che ha il sorriso più dolce del mondo. Che mi fa scoprire così piccola e bisognosa. Che ha ribaltato la mia precisone e la mia organizzazione e tutte le mie certezze. Che mi ha cambiata. Nella carne. Nel cuore. E nella mente. E che mi fa sperimentare ogni giorno, e lo dico con le lacrime agli occhi, che per amore una mamma da proprio tutto di sé.

Te Deum per Valentino.

Te Deum per il dono della vita e della salute.

Te Deum per la mia mamma, per il mio papà e per mia sorella.

Te Deum per la mia bella casetta. Sistemata con tanto amore e con tanti sacrifici, mi ricorda ogni giorno che siamo fatti per le cose belle e che la casa è il luogo dove il cuore riposa.

Te Deum per il lavoro di educazione all’affettività che faccio nelle scuole. Perché è il luogo privilegiato in cui riconosco che tutta la nostra vita ci è stata donata ed è una meraviglia stupenda.

Te Deum per la scuola di Bernardo. Perché siamo commossi da quanto ci stia aiutando in questa avventura meravigliosa dell’educazione.

Te Deum per questo anno difficilissimo. Perché ho scoperto nella carne la fatica della lontananza, che in alcuni rapporti e in alcune circostanze Ci chiedi (e si chiama verginità) ma che attraverso questo anno ha fatto emergere prepotentemente ai miei occhi e nella pelle tutto il bisogno che abbiamo di essere amati, abbracciati e toccati. Perché siamo nati dentro una carne. E questa nostra carne è il primo dono che ci Hai fatto mettendoci al mondo.

Te Deum per la mia pelle dunque. E per il mio corpo. Che sente. E che ama con ogni parte che Tu mi hai donato.

A presto.

I